• Antica fornace
    Antica fornace

    Particolare di un antico forno per la cottura del tonno

  • Il Ciliegino di Pachino IGP
    Il Ciliegino di Pachino IGP

    Il piccolo, dolce e gustoso pomodoro di Pachino IGP

  • Satiro
    Satiro

    Particolare architettonico di un edificio storico

  • Gelsomino
    Gelsomino

    Piccoli e profumatissimi fiori di gelsomino arabo

  • A Lattera
    A Lattera

    Vecchio modello di trappola per topi

  • U 'ncucciatu
    U 'ncucciatu

    Piatto tipico della tradizione con farina di semola e broccoletti

  • Limonium
    Limonium

    Cresce sulle coste italiane, sopporta l'aria salmastra, l'acqua salata, l'aridità, il sole cocente

  • Sciero
    Sciero

    Esemplare unico di imbarcazione da tonnara su cui stava il RAIS durante la tonnara

  • Pescheria
    Pescheria

    Pesce fresco in esposizione in pescheria, bello, buono e colorato

  • Tappeto di Posidonia
    Tappeto di Posidonia

    La spiaggia coperta da un tappeto di Posidonia strappata dal mare

  • La Balata
    La Balata

    Vista della balata dal lungomare Starrabba a Marzamemi

  • Barca rossa
    Barca rossa

    Una macchia di colore sulla spiaggia nella solitudine del mattino

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A spasso per il Barocco

Tra tutti gli Itinerari Turistici in Sicilia è ideale per scoprire i gioielli del tardo Barocco siciliano, la bellezza del mare e della natura, nonché gli antichi sapori culinari.

Vitaliano Brancati

Vitaliano Brancati (Pachino, 1907 - Torino, 1954). Nato da Rosario, avvocato con interessi letterari, e da Antonietta Ciàvola, Vitaliano Brancati compie i propri studi a Catania e si laurea in lettere nel ‘29, con una tesi su Federico De Roberto.

Per alcuni anni, si dedica all’insegnamento e pubblica opere (il poema drammatico “Fedor”, 1928; l’atto unico “Everest”, 1931; il dramma patriottico “Piave”, 1932) di irrilevante valore artistico e manifesti intenti di propaganda nazionalfascista. Si trasferisce intanto a Roma, ove - grazie pure ai contatti con Moravia ed Alvaro - si allontana dalle posizioni politiche favorevoli al regime, al punto da ripudiare i suoi lavori precedenti. Il nuovo corso artistico si apre con “Gli anni perduti” (1938), intriso di umori gogoliani e cechoviani: ma è con “Don Giovanni in Sicilia” (1941), che egli s’impone all’attenzione della critica e del pubblico. Attorno alla figura del quarantenne Giovanni Percolla, il Brancati traccia un quadro pungente e serrato del “gallismo” imperante in una  città della Sicilia: e per il tramite dell’inconcludenza smargiassa, delle immaginarie avventure erotiche dei suoi giovani abitanti, egli allude maliziosamente alle smanie di grandezza imperiale, al velleitarismo d’un paese perduto nelle adunate oceaniche (“il fascismo vero e proprio si configura agli occhi di Brancati come una sintesi di autobiografia della nazione”, annotava acutamente Sciascia). Il successivo “Il bell’Antonio” (1949) va vieppiù a fondo nella descrizione amara e risentita del provincialismo fascista: la grottesca impotenza che affligge il protagonista diviene metafora di come, per l’autore, l’erotismo  dei siciliani “consista nel pensare e sognare la donna con tale assiduità e intensità, e talmente assottigliandone e sofisticandone il desiderio, da non reggere poi alla presenza di lei, dall’esserne umiliati e come devastati” (Sciascia). E’ ancora un’ossessione sessuale al centro dell’incompiuto ed ambizioso ultimo suo romanzo, “Paolo il caldo” (1954); tra i racconti, spicca lo straordinario “Il vecchio con gli stivali” (1944), acre satira del fascismo e dell’antifascismo ufficiale, trasposta in celluloide da Luigi Zampa in “Anni difficili” (1947). L’ipocrita divieto di rappresentazione che colpisce il migliore  dei suoi lavori teatrali, “La governante” (1952), incentrato su un caso di non accettata omosessualità femminile, ispira all’autore il pamphlet “Ritorno alla censura” (1952), ove egli rivendica la libertà d’espressione dell’artista. Della sua attività di sceneggiatore cinematografico, meritano menzione almeno “La bella addormentata” (1943) di Luigi Chiarini, “Silenzio, si gira!” (1944) di Carlo Campogalliani, il già citato “Anni difficili” cui fa seguito - sempre per la regia di Zampa - “Anni facili” (1953), “L’uomo la bestia e la virtù” (1954) di Steno.

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