• La Chiesetta
    La Chiesetta

    La vecchia chiesetta di Marzamemi vista dall'arco della balata

  • Lampione
    Lampione

    Particolare dell'illuminazione per le stradine di Marzamemi

  • Casetta in campagna
    Casetta in campagna

    Uno scorcio della campagna pachinese

  • Calamari alla griglia
    Calamari alla griglia

    Freschissimi calamari cucinati alla griglia e conditi con olio, limone e origano

  • Masseria Maucini
    Masseria Maucini

    Particolare architettonico posto all'ingresso della masseria dei Maucini

  • Forno che arde
    Forno che arde

    Preparazione del forno a legna per la cottura del pane

  • Fiori di bouganville
    Fiori di bouganville

    Fiori a gruppi dai colori accesi e brillanti

  • Vecchie scope
    Vecchie scope

    Vecchie scope di curina fatte a mano

  • I pipioli
    I pipioli

    I peperoncini appesi ad essiccare

  • L'arco
    L'arco

    L'arco e il vicolo con bar e botteghe tra la balata e la piazzetta

  • Isola delle correnti
    Isola delle correnti

    Il punto più a sud dove si incontrano i mari Jonio e Mediterraneo

  • Vegetazione
    Vegetazione

    La vegetazione marittima

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Da Pachino a New York

New York la città che non dorme mai, come canta Frank Sinatra siciliano di origine, rappresenta il sogno di tanti e la città delle mille idee e opportunità. Pachino è nota anche nella grande mela

Vendicari - La Tonnara

Importante, soprattutto per l'economia della regione, fu la Tonnara di Vendicari in cui venivano inscatolati i pesci, prevalentemente tonni e sgombri, pescati al largo. La tonnara, detta anche Bafutu, ossia anticamente del Capo Bojuto, venne costruita nel Settecento in seguito al grande incremento che in Sicilia si era avuto nella concessione di tonnare a partire già dal Seicento.

Soggetta, a periodi di magra ed anche di totale chiusura a causa del suo scarso prodotto (vedi un provvedimento della capitaneria di porto di Catania del 12 febbraio 1884) venne parecchio condizionata dalla vicinanza di altre tonnare (Marzamemi e Pozzallo) più efficienti e meglio favorite da fattori ambientali
Il periodo di massima espansione venne raggiunto ad inizio del secolo scorso, quando si registrò un forte incremento del pescato. In quegli anni proliferarono, nelle tonnare, gli stabilimenti per la conservazione in scatola del tonno e la tonnara di Vendicari contò 40 dipendenti, tra cui due rais (il primo di Avola e il suo vice di Pachino).
Fu in quel contesto di rinascita dell'attività delle tonnare che nel 1914 il nobiluomo avolese Antonino Modica Munafò di San Giovanni, già possessore della salina, ebbe la concessione della tonnara di Vendicari che venne ristrutturata con impianti nuovi sui resti di quella settecentesca.
Fu una tonnara di ritorno, di quelle, cioè, che, poste lungo le coste orientali e meridionali della Sicilia, catturavano i tonni dopo che questi, passata la stagione degli amori, andavano verso il mare aperto.
L'edificio a terra della tonnara, nel quale si entrava per un ampio cancello di ferro, comprendeva, oltre ad un cortile, separato dalla torre sveva mediante un muro perimetrale, lo stabilimento per la lavorazione del tonno, il magazzino, le abitazioni dei tonnaroti.
Il rais alloggiava con la sua famiglia nell'isoletta di Vendicari, dentro baracche di legno in prossimità dell'abitazione dei proprietari, i quali avevano una casa in muratura per alloggiarvi durante i lavori della tonnara.
Annualmente si prendevano settecento, ottocento tonni con il procedimento tipico usato nelle tonnare siciliane e la fase conclusiva della mattanza.

Nel 1943 la causa immediata che determinò la chiusura della tonnara di Vendicari fu la guerra. La sua attivita' cessò nel 1943 in seguito ai tragici eventi dello sbarco anglo-americano nella zona durante l’ultimo conflitto mondiale.

I primi impianti delle saline, costruite a supporto della tonnara per la conservazione del pesce, risalgono al XV secolo e, a tutt'oggi, ne restano vestigia sul Pantano Grande. Oggi, quelli che erano i ruderi diroccati dello stabilimento con i suoi cento metri circa di lunghezza, i pilastri che ne sorreggevano il tetto, e la ciminiera altissima che domina nel silenzio del luogo, nonché le case dei pescatori, vengono restaurati e consolidati da un intervento della Soprintendenza di Siracusa.
Fino ai primi decenni del Novecento era ancora in attività la tonnara, di cui rimangono alcune strutture di cemento, in corso di restauro.
Ad un centinaio di metri di distanza dalla Torre fu rinvenuto dalla Soprintendenza un impianto romano per la lavorazione del pesce, per la produzione “garum”, tipica salsa usata dai romani per condire i cibi.

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