• Isola di Capo Passero
    Isola di Capo Passero

    Suggestiva veduta dell'Isola di Capo Passero dalla terraferma

  • La Balata
    La Balata

    La Balata e lo stabile dove vi era la vecchia fabbrica del ghiaccio

  • Achillea
    Achillea

    pianta colonizzatrice delle sabbie, le cui foglie sono ricoperte da un fitto tomento bianco

  • Cuddureddi cini
    Cuddureddi cini

    Tipici dolci della tradizione preparati con un ripieno di mostata, fichi secchi, buccia d'arancia...

  • Bird Watching
    Bird Watching

    Capanno per bird watching all'interno della riserva naturale di Vendicari

  • Noce
    Noce

    Il frutto della noce ancora verde

  • Particolare
    Particolare

    Un tuffo nei colori della piazzetta Regina Margherita a Marzamemi

  • Rocce
    Rocce

    Rocce stratificate nei secoli a formare gli scogli intorno alla spiaggia Calamosche

  • La Fortezza
    La Fortezza

    Panoramica della Fortezza Sveva di Vendicari costruita adiacente la Tonnara

  • La Plumeria
    La Plumeria

    E'un genere delle Apocynaceae originaria dell'America tropicale diffusa in gran parte dei paesi a clima tropicale o sub-tropicale

  • Ciuscialuoru
    Ciuscialuoru

    Antico oggetto artigianale utlizzato per soffiare(ciusciari), ottenuto intrecciano sapientemente fibre vegetali

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    Tranquillità

    Il sole calante, il mare calmo e tranquillo del pomeriggio ammirato dalle Concerie

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Da Pachino a New York

New York la città che non dorme mai, come canta Frank Sinatra siciliano di origine, rappresenta il sogno di tanti e la città delle mille idee e opportunità. Pachino è nota anche nella grande mela

Torre Scibini (Xibini)

Sullo stemma ufficiale del Comune di Pachino campeggia fiera una torre antica. E' la torre Scibini che porta il nome del feudo Scibini o Xibini, per popolare il quale nel 1758 Gaetano Starrabba inoltrò formale richiesta al viceré Marchese Fogliari e per il suo tramite al Re delle due Sicilie. Fu così che dopo due anni nacque Pachino.

Restaurata da poco tempo è rimasta tuttavia abbandonata e preclusa alla visita della gente che può solo ammirarla da fuori. Il restauro infatti, operato dalla Sovrintendenza è stato volto solamente ad impedire il completo decadimento delle strutture e non si è pensato, come sarebbe stato opportuno, a rivitalizzare l'edificio prevedendone un uso collettivo, come museo ad esempio. La storia di questo nostro monumento non è molto chiara. Di tutti i periodi della storia del nostro territorio infatti quello medievale è sicuramente il meno conosciuto e documentato. L'attuale torre fu ricostruita nell'anno 1494 sulle strutture degradate di una precedente torre (forse araba, vista la presenza nelle immediate vicinanze dei resti di opere per l'irrigazione di chiara origine araba) con il permesso di Ferdinando II re di Sicilia, marito di quella Isabella di Spagna che solo un anno prima aveva reso possibile la spedizione di Cristoforo Colombo.
Le poche notizie che abbiamo ci dicono che dopo la cacciata degli Arabi dalla Sicilia, i Normanni attribuirono il nostro territorio al nobile Orlando Landolina e che all'incirca nel 1300 esso passò al nobile siciliano Manfredi Alagona, appartenente ad una delle famiglie più in vista dell' isola.
Nel 1391 il feudo passò ad un nuovo proprietario, forse di origine gallica, Gagliardetto de Mont Cloup, per diventare poi una baronìa nel 1395. Primo barone di Scibini fu il netino Mainitto Xurtino o Sortino, che ne ricevette l'investitura ufficiale il 28 dicembre 1396. Fu proprio un discendente di quest'ultimo, Antonino Xurtino, che nell'anno 1494 fece ricostruire la Torre Scibini.
La costruzione era alta circa 13 metri dal suolo, con base quadrata e “a scarpa” per facilitarne la difesa. All'interno era divisa in due piani, il piano terra, alto circa quattro metri, era usato come magazzino per i generi alimentari, le armi e gli attrezzi, non era accessibile dall’esterno ma vi si scendeva dal piano superiore attraverso una botola; il piano superiore, alto più di otto metri serviva da ricovero al comandante del presidio, accessibile dall’esterno solo con una scala in legno che veniva tolta in caso di attacco.
Il soffitto era costruito a “volta” a crociera. Oggi non rimane niente del soffitto, solo un pilastro dei quattro che lo sostenevano e un piccolo frammento della volta.
Dal terrazzo le vedette vigilavano sull'intera pianura circostante, pronti a dare l'allarme e ad avvisare i coloni e gli altri presidi vicini con fuochi e segnali visivi.Alla base della torre vi era un casamento, oggi distrutto, che serviva da dormitorio per i soldati e come  scuderia.
La torre Scibini, nonostante non fosse propriamente una torre costiera, insieme alle altre numerose torri vicine (es. Torre Fano) e alle fortezze più grandi, come quella dell'Isola di Capo Passero, fece parte integrante di quel vasto progetto di protezione delle coste siciliane attuato dagli Spagnoli e al cui progetto lavorò l'architetto Camillo Camilliani, matematico e autore di diversi trattati sulle fortificazioni militari.

TorreScibini_esterni_4.jpgTorreScibini_particolare.jpgTorreScibini_esterni_1.jpgTorreScibini_esterni_6.jpgTorreScibini_esterni_2.jpgTorreScibini_esterni_5.jpgTorreScibini_esterni_3.jpg

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