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Da Pachino a New York

New York la città che non dorme mai, come canta Frank Sinatra siciliano di origine, rappresenta il sogno di tanti e la città delle mille idee e opportunità. Pachino è nota anche nella grande mela

Il primo sindaco d' Italia

L'avvocato Bartolomeo Pacca, professionista di spicco del tempo, antifascista, con ogni probabilità preventivamente informato dell' imminente sbarco degli Alleati, fu nominato sindaco di Pachino dal governatore americano Pappalardo subito dopo lo sbarco avvenuto il 10 luglio 1943 con l' operazione HUSKY.

L'avv. Pacca, quale sindaco, doveva adempiere ai compiti amministrativi del paese, mentre al governatore venivano riservate le mansioni politiche e l'ordine pubblico. Bartolomeo Pacca fu il primo sindaco d' Italia, con l'inizio di quella che alcuni chiamarono "invasione" e altri, la maggior parte, "liberazione" dell' Italia e dell' Europa dalla morsa del Fascismo e del Nazismo.

Di origine netina, statura media, corporatura robusta, radi capelli bianchi, era affetto da diabete mellito; sposato con una netina, era figlio adottivo di Paola Romano e Paolo Cassar Scalia (benefattore di Pachino). Aveva un figlio unico di nome Tanino cresciuto con tanto affetto e tolleranza, ma come figlio del sindaco commetteva qualche abuso e forse anche qualche soverchieria.
Più che socialista era un socialdemocratico insofferente verso la borghesia, amava stare vicino al popolo. Da socio frequentava il Circolo dei Coltivatori Diretti (detti anche "mastriminichi"), con sede in piazza Vittorio Emanuele all'angolo con l'attuale Corso Nunzio Costa e amava giocare a scopa. Aperto, di carattere gioviale, pronto però a diventare irascibile e scontroso con chi lo contraddicesse, odiava e incalzava in modo viscerale i nemici politici fra cui anche alcuni suoi colleghi avvocati. Da sindaco faceva tutto da sè, privo di collaboratori perchè li disdegnava, amministrava come si suol dire "alla giornata".
Sta di fatto che il governatore Pappalardo, che lo aveva nominato sindaco, gli contestò aspramente il modo di amministrare, ma l' avv. Pacca che si riteneva un uomo integro e corretto, controbattè tanto da correre il rischio di essere prelevato e condotto nel campo di concentramento di Priolo, dove venivano a quel tempo rinchiusi i fascisti. Rispose duramente e con toni risentiti al governatore: "Si ricordi che noi, signor governatore, siamo dei vinti, ma non siamo dei vigliacchi..."

L'avvocato  Bartolomeo Pacca dopo pochi mesi venne rimosso dall'incarico, rimase infatti nella sua funzione di sindaco sino alla fine del 1943.
Pacca morì di diabete, venne tumulato nella tomba di famiglia nel cimitero di Noto.

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