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Da Pachino a New York

New York la città che non dorme mai, come canta Frank Sinatra siciliano di origine, rappresenta il sogno di tanti e la città delle mille idee e opportunità. Pachino è nota anche nella grande mela

Nassaru (nassaio)

Il mestiere del nassaio lo si imparava da piccoli, osservando quelli che lavoravano. La materia prima per la costruzione della “nassa” è “lu iuncu” cioè il giunco; è una pianta che cresce spontanea nel territorio di Pachino e lungo le rive del mare verso ponente.

E' molto maneggiabile tanto che c’è un detto che dice: “calati iuncu chi passa la china” per indicare quanto sia duttile la pianta che si china anche con la piena dell’acqua. La pianta viene falciata e fatta asciugare per otto giorni e poi si inizia a lavorarla. La bravura del “nassaio” è lavorarla quanto è ancora verde perché le nasse sono di qualità migliore in quanto il loro colore si confonde con quello del mare e la nassa risulta più “pescosa”. La lavorazione del giunco è accompagnata da una “avugghia” cioè un’ago particolare che raccoglie il “cannavo" cioè uno spago che serve per legare il giunco.

La “nassa” è una specie di “campana” forata, formata da tante maglie a seconda dell’uso, ricurva nella base con un’apertura centrale che permette l’entrata del pesce o del crostaceo ma che ne rende difficile l’uscita. Nella parte alta c’è un “coperchio” che si apre per la fuoriuscita del pesce, all’interno della “nassa” si lega una corda che va da una estremità all’altra e a cui viene messa “l’isca” cioè l’esca che po’ essere formata da “sardi”, “spiccareddi”, “ritunnu” e “angiovi”; sono pesci poco pregiati e pesati in grande quantità nei nostri mari dalle imbarcazioni che utilizzano le reti per la pesca “strascico”. Le “nasse” si legano a coppia con una corda e una “mazzara” cioè un masso che permetteva di andare a fondo le nasse che a loro volta con altre piccole corde vengono segnalate all’esterno dell’acqua del mare con dei sugheri e bandierine che permettono al pescatore di individuarle. Vengono buttate in acqua circa 40-50 “nasse”, a seconda della capienza della imbarcazione, formando una “storu” cioè una scia per agevolare il lavoro di recupero. Ci sono due tipi di pesca: quella ad 1 miglio cioè rasente la costa  e in questo caso anticamente si regolavano con la bussola per individuare il punto in cui venivano buttate e poi recuperate le “nasse”. Quando la pesca è buona ogni “nassa" riesce a pescare anche 60-80 KG di pesci pregiati, che arrivando vivi al porto, vengono venduti permettendo un notevole guadagno. Le “nasse” vengono gettate al tramonto e riprese all’alba del giorno seguente; il detto è: “l’arbura di sera e l’arbura di mattina” per sottolineare come vanno deposto ad una certa ora per dare i migliori risultati.

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