• Palazzo di Villadorata
    Palazzo di Villadorata

    Panoramica della piazzetta con il Palazzo di Villadorata sulla destra

  • Baine
    Baine

    Antichi contenitori in terracotta usati per la salamoia delle olive

  • Finocchietto selvatico
    Finocchietto selvatico

    Ciuffi di semi di finocchietto selvatico in essiccazione al sole

  • Fiore di Ibiscus
    Fiore di Ibiscus

    Particolare di uno splendido esemplare di fiore di ibiscus di colore rosso intenso

  • Magazzino Merci
    Magazzino Merci

    Resti del magazzino merci della stazione ferroviaria di Marzamemi

  • Strada in ciottoli
    Strada in ciottoli

    La restaurata Via De Pretis a Pachino, realizzata in ciottoli per il passaggio dei vecchi carretti siciliani

  • Il faro
    Il faro

    Il faro e l'edificio presenti sull'Isola delle Correnti, il punto più a sud d'Europa

  • Scorzette d'arancia
    Scorzette d'arancia

    Scorzette candite di arance naturali di Sicilia

  • Barca
    Barca

    Piccola barca in legno ormeggiata al porto

  • Spiaggia Calamosche
    Spiaggia Calamosche

    Panoramica della famosa spiaggia di Calamosche immersa nella natura incontaminata

  • Pantano Vendicari
    Pantano Vendicari

    Area acquitrinosa utilizzata anticamente come salina, oggi meta di uccelli migratori

  • Le tamerici
    Le tamerici

    Alberi diffusi nelle aree marine, al tramonto assumono un aspetto magico

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Da Pachino a New York

New York la città che non dorme mai, come canta Frank Sinatra siciliano di origine, rappresenta il sogno di tanti e la città delle mille idee e opportunità. Pachino è nota anche nella grande mela

Finocchietto selvatico

Il finocchietto selvatico è una pianta spontanea, perenne, dal fusto ramificato, alta fino a 2m. Possiede foglie che ricordano il fieno (da cui il nome foeniculum), di colore verde e produce in estate ombrelle di piccoli fiori gialli. Seguono i frutti (acheni), prima verdi e poi grigiastri. Del finocchio selvatico si utilizzano i germogli, le foglie, i fiori e i frutti (impropriamenti chiamati "semi").

La raccolta del fiore del finocchio selvatico avviene in Italia appena il fiore è "aperto", normalmente a partire dalla metà d'agosto fino a settembre inoltrato. Il fiore si può usare fresco o si può essiccare, all'aperto, alla luce, ma lontano dai raggi diretti del sole, che farebbero evaporare gli olii essenziali. I diacheni si possono raccogliere all'inizio dell'autunno, quando è avvenuta la trasformazione del fiore in frutto. Le "barbe" o foglie e i teneri germogli si possono cogliere dalla primavera all'autunno inoltrato.

Proprietà
È emmenagogo, diuretico, carminativo, antiemetico, aromatico, antispasmodico, anti-infiammatorio, epatico, viene utilizzato per chi ha difficoltà digestive, aerofagia, vomito e nell'allattamento per ridurre le coliche d'aria nei bambini. È noto infatti che una forte tisana fatta con i semi di questa pianta sia molto efficace nel trattamento di gonfiori addominali da aerofagia.
Inoltre combatte i processi fermentativi dell'intestino crasso, e quindi diminuisce il gas intestinale. Quindi può essere utile per ridurre la componente dolorosa della sindrome da colon irritabile.


In cucina
Per quanto riguarda il finocchio selvatico, chiamato in cucina anche "finocchina" o "finocchietto", si usano sia i fiori freschi o essiccati, sia i frutti o “diacheni”, impropriamente chiamati “semi”, che sono più o meno dolci, pepati o amari, a seconda della varietà, sia le foglie (o “barba”), sia i rametti più o meno grandi utilizzati nelle Marche per cucinare i bombetti (lumachine di mare). I fiori si usano per aromatizzare le castagne bollite, i funghi al forno o in padella, le olive in salamoia e le carni di maiale (in particolare la "porchetta" dell'Alto Lazio). I cosiddetti "semi" si usano soprattutto per aromatizzare ciambelle o altri dolci casalinghi e per speziare vino caldo o tisane. Le foglie s’usano fresche e sminuzzate per insaporire minestre, piatti di pesce, insalate e formaggi.


Curiosità
L'espressione "lasciarsi infinocchiare" deriva dall'abitudine dei cantinieri di offrire spicchi di finocchio orticolo a chi si presentava per acquistare il vino custodito nelle botti. Il grumolo infatti contiene sostanze aromatiche che rendono gustoso anche un vino di qualità scadente.
La comune distinzione tra finocchio femmina e finocchio maschio è solo formale: il primo è di forma allungata e il secondo tondeggiante.
Il termine "finocchio", utilizzato per denotare spregiativamente un uomo con atteggiamenti femminili o tendenze omosessuali, risale secondo alcuni al Medioevo, quando la Santa Inquisizione metteva al rogo i presunti colpevoli di stregoneria o omosessualità. Alle fiamme s’aggiungeva una fascina di finocchio selvatico, che si riteneva avesse il potere di purificare le carni impure ma anche per stemperare l'odore acre della carne bruciata. Di qui, l’antico detto popolare: "oggi si brucia il finocchio", per annunciare l’accensione di un rogo.

 

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