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    Il Palmento Rudinì

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    La via Roma, location dei mosaici dell' Inverdurata

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    Architettura

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    Mosaico di verdure

    Notare la bellezza e la cura dei particolari dei mosaici di verdure fresche, realizzati per l'Inverdurata

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    Infiorescenza

    La spettacolare infiorescenza della palma

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    Fornello a olio

    Vecchio esemplare in ottone di fornello a olio

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    Linguine con gamberoni

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Turismo Enogastronomico

Se state programmando una vacanza in Sicilia dovete considerare che si tratta della più grande isola del Mediterraneo, è quasi un continente che merita tutto di essere visitato.

Saverio Ciavola

Nasce il 26 ottobre 1917 a Pachino, dai genitori Emilio Ciavola e Maria Santuccio nella casa di via Plebiscito 18; della sua famiglia fanno parte anche il fratello Corrado e la sorella Graziella. Frequenta le elementari a Pachino, dopo va a Catania con il fratello Corrado, di due anni più grande, per frequentare il ginnasio da convittore interno dai Salesiani.

Completa la prima e la seconda classe, poi in seguito alla morte del fratello e delle mutate condizioni economiche della famiglia lascia l’istituto e fa ritorno a Pachino. Per interesse del parroco, monsignor Sultano, entra in seminario a Noto non per vocazione ma per far contenta la mamma. Il papà a causa della politica si imbatté in guai seri ed enormi difficoltà di ordine finanziario che patì con dignità ma con grande macerazione interiore, tanto che dopo qualche tempo si ammalò e morì di crepacuore. Per cui la mamma si trovò vedova a soli 30 anni con 3 figli da accudire. La morte del padre lasciò un segno profondo nella vita di Saverio.

Porta la tonaca per 2 anni poi rompe ogni indugio e con grande dispiacere della madre la dismette. La sua vita scolastica procede a fasi alterne, tra molti interessi e distrazioni affronta da esterno la licenza ginnasiale; a diciotto segue la stessa via per la licenza liceale. In casa il padre ha una biblioteca ricca di libri, ama Foscolo che diventerà il suo poeta prediletto; più avanti, molte sue poesie avranno un’impronta foscoliana. Frequentava la quarta ginnasio a Noto, e come tanti suoi coetanei viaggiava con il treno o con la “littorina”. Al ritorno a casa, non conoscendo la musica, canticchia alla sorella Graziella quanto gli è sgorgato spontaneo a scuola o appunto sul treno, ed è lei a riportare quel motivo in musica.

Non aveva studiato musica, suonava il piano ad orecchio. La musica trova in Saverio il paroliere; già di nascosto scrive poesie. Successivamente apprende dallo zio Remo Caia lo sviluppo degli accordi cosa che gli permetterà di poter scrivere ed eseguire la propria musica. Per questa sua inclinazione musicale non trova compiacimento, né solidarietà, né grandi entusiasmi in famiglia. Cominciò a scrivere le sue canzoni all’età di 15-16 anni, la sua prima canzone dal titolo “Studentini” diventò l’inno degli studenti pendolari di Pachino.

E’ il periodo in cui nasce “La rivista” che al Nord aveva fra i suoi interpreti più famosi Dapporto, Rascel, Macario, Osiris arriva anche a Pachino, con il favore di tutto ciò che aveva il sapore di leggerezza, satira, comicità per un pubblico che voleva ridere, ascoltare bella musica e divertirsi. Tutti collaboravano all’elaborazione della rivista, ma chi provvedeva a corredarla di musica era Saverio Ciavola.

A 26 anni, nel dicembre 1943 si unisce in matrimonio alla giovane Concetta Quartarone, da tutti chiamata affettuosamente “Cuncittula” da cui avrà 2 figlie, Floriana e Teresa.

Le canzoni di Saverio vengono cantate ovunque e suonate in quasi tutti i “saloni”; enorme il successo di “Mela” e ”Piccola Bruna”. A questo punto Saverio cerca una verifica alla sua musica, vuole rendersi conto se la passione musicale, sino allora, sia stata una perdita di tempo o se invece sia riuscito a produrre qualcosa di veramente valido. Tramite una conoscente riesce ad ottenere un’audizione all’ E.I.A.R. (oggi R.A.I.) nella sede di Catania. All’audizione suona 2 o 3 canzoni e il maestro che lo sente canticchiare, lo invita a cantare; allora suona e canta 6 canzoni e poi si blocca e chiude il pianoforte e dice al maestro:”Non vado più avanti, ho suonato sei brani e lei non ha detto una sola parola, dica qualcosa se vuole che continui”. Il maestro si alza, gli va incontro e lo abbraccia dicendo:”la sua musica è bellissima, l’E.I.A.R. di Catania è a sua disposizione”. Ma Saverio non ha mai registrato né depositato la sua musica per cui il maestro gli consiglia di andare immediatamente a Roma. Lo scopo del viaggio romano era quello di depositare presso l’E.I.D.A. (oggi S.I.A.E.) la sua musica, ma nello stesso tempo vuole presentarsi alle case discografiche per tentare il lancio di alcune sue canzoni. A Roma frequenta Ettore Costa, giornalista, musicista e pittore pachinese, ad accomunarli è la stessa passione per la musica, nonché la voglia di vivere fuori dagli schematismi imposti da una società conservatrice e bacchettona, divorati entrambi da un’inquietudine profonda, animata da una accanita volontà di rivincita.

Saverio, per carattere genialità e verve musicale era un Domenico Modugno anni ’40, un artista che purtroppo la morte falciò a due passi dal successo. La sua musica avrebbe certamente arricchito il repertorio italiano e avrebbe suscitato nel pubblico grandi emozioni. Saverio di primo acchito poteva apparire un ribelle, un controcorrente, un insofferente, un bohémien, un incorreggibile romantico, un perditempo, ma in realtà questo era un suo meccanismo di difesa che nascondeva un amante appassionato della vita, un oceano di bontà, di altruismo, di generosità, di capacità di amare. E nel suo cuore al primo posto erano la moglie e le figlie, che amava in maniera totale. I suoi pensieri tristi, le preoccupazioni, le ansie, le sofferenze, le difficoltà che doveva affrontare, li teneva nel suo cuore, non amava parlare di sé. Agli altri trasferiva la sua faccia allegra, piena di spensieratezza.

Ma ogni giorno è un’amara esperienza, lui giovane compositore venuto dal Sud senza le giuste entrature (raccomandazioni) è costretto a sbattere contro un muro di gomma che gli riserva pesanti e amare realtà. Trova persino difficoltà a depositare le sue canzoni. Le case discografiche sono in mano di pochi, alcuni dopo aver ascoltato le sue canzoni, fiutato l’affare, tentano di impossessarsi con pochi spiccioli della sua musica. Per Saverio è il crollo del mondo dei suoi sogni, la frantumazione di tutte le sue speranze. Non cede alle proposte, e dopo una travagliata permanenza a Roma di quasi quattro mesi ritorna a Pachino. Passa giorni di grande amarezza e sconforto, si sente uno sconfitto, un fallito tanto che in un momento di grande scoramento, una sera brucia tutta la sua musica.

Trascorrono alcuni mesi e viene richiamato a Roma da un regista che gli aveva promesso di affidargli la colonna sonora del suo film non appena avesse ricevuto i finanziamenti per le riprese. Seguono giorni frenetici parte della musica che ha bruciato in quella notte di sconforto. Saverio si riteneva insoddisfatto della musica prodotta fino a quel momento, capiva di aver percorso il solco tra il vecchio (il varietà) e il nuovo (la rivista), ma sentiva interiormente di dover imboccare un nuovo percorso musicale originale e personalissimo. E’ la ricerca di una propria diversità artistica dagli altri, la spinta alla ricerca di una propria originalità e un proprio stile musicale.

Saverio trova a Roma un clima diverso rispetto al viaggio fatto alcuni mesi prima, si reca presso la Società Autori ed Editori per registrare alcune sue canzoni, di cui ha ricostruito la musica; sembra che stia per concludere il contratto per la colonna musicale del film. Il suo umore è diverso, è quello cui la vita ha spesso voltato le spalle ma ora sente che sta per arrivare il momento per dimenticare tutti i patimenti e vedere realizzate le tante speranze.  Ma il giorno in cui deve andare a chiudere il contratto con la Lux Film per la cessione di tre pezzi musicali, accade una tragedia. Purtroppo nel novembre 1946, vicino piazza dei Cinquecento in una mattina piovosa in attesa del tram 16, corre per raggiungere e saltare sul tram in movimento, ma saltando sul predellino anteriore scivola, cade e finisce sotto il rimorchio riportando ferite gravissime. Muore il 26 novembre 1946 al Policlinico di Roma.

Una delle canzoni di Saverio “Piccola Bruna”, a distanza di 35 anni verrà riproposta da Memo Remigi come sigla di Fantastico 2 (programma RAI del 1981) ma senza citarne il vero autore della musica.

La produzione di Saverio Ciavola si aggirava sui 120/125 brani musicali, ma lui tanto severo nell’auto giudicarsi ne riteneva validi circa una quarantina.
Alcune tra le opere che riteneva più valide:
Foglie, Perdutamente t’amo, Carmela, Cuore che sogna, E’ caduta una stella nel mare, Vola serenata, Accanto a te, Lucia, Resta con me , Sono innamorato, Ritornerò, Il valzer del domani, Sogno di fiaba, Notte, La vita è una canzone, Fatti cantar stanotte, L’amore canterà, Il mio grande desiderio, Passione mia, Una casetta e tu, Sulla bicicletta, Il gagà alla conquista, Malinconia, Tu che mi fai piangere.

Alcune tra le sue canzoni iscritte all’ E.I.D.A. :
Canto alle stelle, Corri cavallino, Ti cercherò bambina, Cosa c’è nella luna, Canzone appassionata, La luna vuole piangere, Non so come fare, Tormento, Tu sola, Con te- sempre con te, Pallida luna, Primavera senza sole, Bimba mia, Luna che tutto vedi, A volte è bello piangere, Madonnella, Amuri di marinaru.

-- Cenni biografici tratti dall’omonimo libro di Corrado Arangio (1996)--

 

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