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    Il Palmento Rudinì

    Lo storico stabilimento del vino costruito dal marchese Rudinì

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    Inverdurata

    La via Roma, location dei mosaici dell' Inverdurata

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    Melone di Pachino

    Il profumatissimo Melone Cantalupo di Pachino IGP

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    Architettura

    Particolare architettonico di un edificio del centro storico di Pachino

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    Oleandro

    Il fiore dell'oleandro, pianta molta diffusa nella zona

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    Colapasta

    Antico colapasta in alluminio

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    Castello Tafuri

    Particolare della torre del Castello Tafuri a Portopalo di Capo Passero

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    Mosaico di verdure

    Notare la bellezza e la cura dei particolari dei mosaici di verdure fresche, realizzati per l'Inverdurata

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    Infiorescenza

    La spettacolare infiorescenza della palma

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    Fornello a olio

    Vecchio esemplare in ottone di fornello a olio

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    Linguine con gamberoni

    Gustoso piatto di linguine ai gamberi rossi del Mediterraneo e Ciliegino di Pachino IGP

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    Barche

    Barchette in legno e velieri sullo sfondo di Marzamemi

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Da Pachino a New York

New York la città che non dorme mai, come canta Frank Sinatra siciliano di origine, rappresenta il sogno di tanti e la città delle mille idee e opportunità. Pachino è nota anche nella grande mela

Lo Sbarco in Sicilia

Nella notte fra il 9 e 10 Luglio 1943 ebbe inizio l'operazione HUSKY; l' 8ª armata britannica sbarcò sulle coste difese dalla 206ª divisione costiera(generale d'Havet) divisa in due blocchi: uno formato dal XIII corpo (due divisioni) su 20 Km di fronte,

difesi da un battaglione costiero e 5 batterie, l'altro formato dal XXX corpo(due divisioni e una brigata) su 34 km di fronte ai due lati della penisola di Pachino, difesi da un battaglione e mezzo e da 4 batterie.
La 7ª armata americana sbarcò con il II corpo d'armata (tre divisioni) su un fronte di 58 Km, difeso dalla 18ª brigata costiera (generale Maniscalco) forte di 4 battaglioni e 10 batterie, e su quello di 21 Km, difeso da un battaglione della 207ª divisione costiera (generale Schreiber) con 2 batterie e un treno armato. Si afferma che la difesa costiera non oppose resistenza; prima di tutto bisogna chiedersi quale difesa potessero opporre forze tanto esigue, diluite su così ampi fronti, contro le ondate di anfibi e di mezzi da sbarco, che giungevano alla spiaggia sotto la protezione delle grosse artiglierie delle navi.
In secondo luogo si può affermare che resistettero come e quanto le circostanze lo consentirono, poiché si hanno testimonianze che lo provano. Peter Kemp ammette che sul fronte del XIII corpo britannico, i progressi iniziali furono più lenti a causa dell'azione dell'artiglieria nemica, evidentemente le 4 batterie in posizione fecero un buon lavoro. Il comandante Anthony Kimmins ammise che la difesa costiera reagì contro i mezzi da sbarco, scrivendo su "Il Mese” dell'ottobre 1943, che gli italiani confusi dalla massa di imbarcazioni, sparavano in tutte le direzioni rivelando così le posizioni delle batterie e dei fortini e i cacciatorpediniere cominciarono a controbatterli con le loro artiglierie.
Il cappellano del 149° reggimento costiero, autorizzato dagli inglesi a seppellire i caduti, contò intorno al caposaldo di Fontana Bianca, nel settore del XIII corpo britannico, 105 salme di inglesi e nell'interno del caposaldo 14 salme di italiani, la metà del presidio. Taluni capisaldi resistettero per qualche ora, finchè caddero uccisi i comandanti e gran parte degli uomini, come testimoniano le medaglie al valore. Naturalmente fra caposaldo e caposaldo esistevano ampi intervalli, nei quali penetravano senza combattere fanteria e carri armati che continuavano a sbarcare con successive ondate e così si diffuse l'impressione che fosse mancata la resistenza. Come sarebbe stato possibile avere una linea continua di difensori lungo tutta l'estensione di coste attaccate?
Nella relazione dello stato maggiore canadese si addice, a prova di scarsa resistenza degli italiani, il fatto che la 1ª divisione canadese durante lo sbarco perdette soltanto 75 uomini, fra morti e feriti. Se si considera che sul fronte della divisione non vi erano più di 250 uomini, il fatto che essi abbiano colpito 75 avversari, dimostra che hanno combattuto e sparato anche molto bene. Per fortuna in nessuna battaglia moderna è stata raggiunta una tale proporzione, per cui 100.000 uomini abbiano ucciso o ferito 30.000 nemici.
La sera del 10 luglio l’occupazione della penisola di Pachino fu completata.
Lungo i 34 km. di costa da Marzameni a Punta Castellazzo sbarcarono la 231ª brigata Malta e l’intero XXX corpo d’armata che ebbero di fronte il CCXLIII battaglione costiero, una compagnia del DXLII, due compagnie mitraglieri, 4 batterie di artiglieria e, poi durante la giornata, due gruppi mobili corrispondenti.
La 1ª divisione canadese formata dal 40° e dal 41° commando dei “Royal Marines”, sbarco più a ovest e sgomberò il campo di aviazione di Pachino, che a mezzogiorno era già utilizzabile come pista di emergenza, benché gli italiani lo avessero sconvolto arandolo.
Durante la mattinata la 50ª divisione britannica conquistò Avola e Noto e la 5ª divisione britannica, appoggiata da uno sbarco del commando n.3 sul fianco destro, occupò Cassibile. Durante la stessa giornata il corpo d’armata occupò le alture poste all’interno che dominavano la strada costiera e la linea ferroviaria che porta a Siracusa.


Le immagini con il logo © IWM sono coperte da copyright e concesse in licenza d'uso dall' IWM (Imperial War Museum) di Londra.

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